Torna in Senato la legge sulla cittadinanza “Ius soli”. Protesta Salvini: “Bloccheremo il parlamento”

E’ bastata la decisione della conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama di calendarizzare per i prossimi giorni il ritorno in aula dello Ius soli, incardinato tre settimane fa dalla maggioranza, per innescare una serie di reazioni che hanno già portato il livello dello scontro al livello di guardia. Poco dopo l’annuncio del presidente del Senato Grasso dell’imminente riavvio della discussione generale, il leader della Lega Matteo Salvini ha lasciato intuire quale sarà il clima che accompagnerà la discussione del provvedimento, affermando che il suo partito è “pronto a bloccare pacificamente il Parlamento e non solo” pur di fermare la legge, mentre il forzista Gasparri evocava lo strumento del referendum abrogativo nel caso dell’approvazione delle nuove norme sulla cittadinanza.

Coerentemente alla svolta dettata da Grillo sull’argomento, anche M5S è intervenuto in maniera pesante contro la scelta della maggioranza di andare avanti con la legge: il portavoce grillino al Senato Cappelletti ha parlato di “accelerazione irresponsabile” da parte di governo e maggioranza. E se una questione regolamentare è stata sufficiente, tre settimane fa, a scatenare un bagarre con la Lega protagonista che ha provocato incidenti a mandato in infermeria la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, è lecito chiedersi cosa potrà succedere dopo le affermazioni di Salvini e di M5S, ora che si entrerà nel merito del provvedimento. Va ricordato inoltre che la scelta del Pd di incardinare, invertendo l’ordine del giorno, la discussione generale 20 giorni fa consentirà, una volta che la stessa discussione sarà avviata, il ricorso al contingentamento dei tempi, strumento che in genere esaspera il ricorso a iniziative di contestazione clamorose o a vere e proprie bagarre.

Nel recinto della maggioranza, le ostilità le ha aperte il senatore Dem Marcucci, che ha sfidato i colleghi dell’opposizione affermando che “chi sperava in un passo indietro sarà deluso” e ha ricordato la parte più contestata della norma, e cioè la concessione della cittadinanza italiana, oltre ai nati da almeno un genitore straniero provvisto di permesso di soggiorno, a un “minorenne che frequenta un ciclo di studi di almeno 5 anni”. Un clima già di per sé incandescente, che chi vuole affossare la legge sta già mettendo in relazione al boom degli sbarchi di migranti e al cattivo andamento delle trattative in sede Ue. Parallelamente, una doppiadoppia uscita del presidente del Pd Matteo Orfini rischia di rimettere in discussione, o addirittura di far saltare, altri due provvedimenti ritenuti fino a poco fa blindati dalla stessa maggioranza di cui Orfini fa parte: il codice Antimafia e l’introduzione del reato di tortura. Proprio alla vigilia del rush finale di entrambe le proposte di legge, Orfini ha lasciato intendere che il codice Antimafia, in esame al Senato, sarà modificato alla Camera, dopo le dure critiche espresse dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone sulla parte di esso che estende la normativa Antimafia sui sequestri e sulle confische di bene al reato di corruzione nella Pa.

Una nuova normativa da Cantone definita non solo inefficace ma potenzialmente dannosa. La modifica a Montecitorio (previa approvazione al Senato prevista ad horas) di queste norme determinerebbe la necessità di un’ulteriore lettura al Senato, certamente dopo le vacanze, con uno scenario parlamentare sempre più ingolfato, con la questione della nuova legge elettorale sempre in sospeso e con l’arrivo della legge di bilancio previsto per l’autunno. Nello stesso scenario dovrebbe trovare una finestra per una nuova lettura al Senato la legge sull’introduzione del reato di tortura, qualora quanto affermato da Orfini al Foglio (“così è inutile, ci vorrebbe maggiore coraggio”) determinasse domani in aula a Montecitorio la caduta dell’accordo di maggioranza sul testo attuale, criticato sia da destra che da sinistra per opposte ragioni. E il rischio che la maggioranza, dopo l’uscita di Orfini, possa sfaldarsi sul reato di tortura e approvare modifiche è concreto, anche perché è prevista la richiesta, da parte dell’opposizione, di più di un voto segreto sugli emendamenti , mentre sta salendo parallelamente la pressione dei sindacati di polizia più “duri” su tutti i gruppi parlamentari per l’affossamento della legge. Il tutto, a delineare un “finale di stagione” ad altissima tensione, con la pausa estiva che comincia a incombere e l’orizzonte temporale utile per l’approvazione che si assottiglia.

fonte huffingtonpost

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