Marocco: L’esercito si ritira da al-Hoceima. Si va verso la fine delle proteste

Roma, 5 luglio 2017, Nena News – I militari marocchini si stanno ritirando da al-Hoceima, la città della regione del Rif teatro da mesi delle proteste sociali della popolazione locale. Ad ordinare il ritiro delle forze di sicurezza, dspiegate nelle ultime settimane a seguito della crescita – in numero e intensità – delle manifestazioni di piazza, è stato re Mohammed VI.

Da settimana il monarca, solo sfiorato dalle proteste che hanno avuto come bersaglio il governo del premier Saad al-Othmani, tenta di imporre la calma per evitare un allargamento del malcontento. Ieri il governatore della regione del Rif, Fouad Chourak, si è augurato che il ritiro “sia accolto positivamente” dai manifestanti: “Fiducia e sicurezza sono legate tra loro fino a quando la situazione non tornerà alla normalità”.

L’allargamento era comunque inevitabile: le richieste della regione del Rif, area montagnosa nel nord del Marocco, a maggioranza berbera e da decenni marginalizzata dal governo centrale, hanno presto acceso identiche rivendicazioni sociali ed economiche nel resto del paese.

Cominciate ad ottobre dello scorso anno dopo la morte di un giovane venditore di pesce, Mouhcine Fikri, schiacciato da un camion della spazzatura mentre tentava di recuperare il pesce spada che la polizia gli aveva confiscato e gettato via, le proteste si sono intensificate a maggio: il Movimento Popolare è sceso in piazza con costanza e grandi numeri e sono stati oltre 100 i manifestanti arrestati dalle forze marocchine.

Quando le manifestazioni sono arrivate nelle strade di Tangeri, Casablanca e soprattutto Rabat, il re è corso ai ripari. Tanto più che una settimana fa gli scontri si sono fatti molto più violenti: a al-Hoceima sono stati decine i poliziotti feriti, ancora più alto il bilancio per i manifestanti.

Nel mirino del monarca c’è il programma lanciato nel 2015 per il miglioramento delle infrastrutture della regione, dei servizi pubblici e quelli sanitari. Un programma di quattro anni, da 670 milioni di dollari, mai partito, uno stallo che è parte integrante di una generale e radicata assenza di interventi statali nel Rif, sempre ai margini delle riforme economiche e gli investimenti nazionali. La scorsa settimana re Mohammed VI ha incaricato una commissione di indagare sui ritardi nell’implementazione del programma e ieri il il comitato ha fatto sapere che presenterà il rapporto finale il prossimo 30 luglio.

Non solo: il re ha ordinato ai ministri coinvolti nel progetto di sviluppo di restare al lavoro nei mesi estivi per verificare i progressi e superare al più presto le ragioni del ritardo. Mohammed VI, più di al-Othmani, pare consapevole della portata simbolica ma anche fisica delle proteste che hanno come epicentro il Rif ma che sono portatrici di rivendicazioni condivise da tutta la popolazione marocchina, come hanno dimostrato le manifestazioni di Rabat: la situazione economica è in grave stallo, la disoccupazione giovanile tocca il 30% e  i mancati interventi nelle aree più marginalizzate del paese hanno allargato il gap tra ricchi e poveri. Nena News

Roma, 5 luglio 2017, Nena News – I militari marocchini si stanno ritirando da al-Hoceima, la città della regione del Rif teatro da mesi delle proteste sociali della popolazione locale. Ad ordinare il ritiro delle forze di sicurezza, dspiegate nelle ultime settimane a seguito della crescita – in numero e intensità – delle manifestazioni di piazza, è stato re Mohammed VI. Da settimana il monarca, solo sfiorato dalle proteste che hanno avuto come bersaglio il governo del premier Saad al-Othmani, tenta di imporre la calma per evitare un allargamento del malcontento. Ieri il governatore della regione del Rif, Fouad Chourak, si è augurato che il ritiro “sia accolto positivamente” dai manifestanti: “Fiducia e sicurezza sono legate tra loro fino a quando la situazione non tornerà alla normalità”. L’allargamento era comunque inevitabile: le richieste della regione del Rif, area montagnosa nel nord del Marocco, a maggioranza berbera e da decenni marginalizzata dal governo centrale, hanno presto acceso identiche rivendicazioni sociali ed economiche nel resto del paese. Cominciate ad ottobre dello scorso anno dopo la morte di un giovane venditore di pesce, Mouhcine Fikri, schiacciato da un camion della spazzatura mentre tentava di recuperare il pesce spada che la polizia gli aveva confiscato e gettato via, le proteste si sono intensificate a maggio: il Movimento Popolare è sceso in piazza con costanza e grandi numeri e sono stati oltre 100 i manifestanti arrestati dalle forze marocchine. Quando le manifestazioni sono arrivate nelle strade di Tangeri, Casablanca e soprattutto Rabat, il re è corso ai ripari. Tanto più che una settimana fa gli scontri si sono fatti molto più violenti: a al-Hoceima sono stati decine i poliziotti feriti, ancora più alto il bilancio per i manifestanti. Nel mirino del monarca c’è il programma lanciato nel 2015 per il miglioramento delle infrastrutture della regione, dei servizi pubblici e quelli sanitari. Un programma di quattro anni, da 670 milioni di dollari, mai partito, uno stallo che è parte integrante di una generale e radicata assenza di interventi statali nel Rif, sempre ai margini delle riforme economiche e gli investimenti nazionali. La scorsa settimana re Mohammed VI ha incaricato una commissione di indagare sui ritardi nell’implementazione del programma e ieri il il comitato ha fatto sapere che presenterà il rapporto finale il prossimo 30 luglio. Non solo: il re ha ordinato ai ministri coinvolti nel progetto di sviluppo di restare al lavoro nei mesi estivi per verificare i progressi e superare al più presto le ragioni del ritardo. Mohammed VI, più di al-Othmani, pare consapevole della portata simbolica ma anche fisica delle proteste che hanno come epicentro il Rif ma che sono portatrici di rivendicazioni condivise da tutta la popolazione marocchina, come hanno dimostrato le manifestazioni di Rabat: la situazione economica è in grave stallo, la disoccupazione giovanile tocca il 30% e  i mancati interventi nelle aree più marginalizzate del paese hanno allargato il gap tra ricchi e poveri. Nena News

fonte Nena News

Potrebbe interessarti anche