Gli USA ammettono: “A marzo e aprile abbiamo provocato 332 morti civili in Iraq e Siria”

Vengono chiamate “vittime collaterali” e normalmente non fanno nessuna notizia sui giornali occidentali. Sono i morti civili delle guerre “contro il terrore”, operazioni che però spesso seminano altrettanta paura laddove, almeno stando agli annuncia, dovrebbero portare pace e democrazia. Ebbene, le “vittime collaterali” in Iraq e Siria di marzo e aprile di quest’anno sono state 332. A uccidere queste centinaia di uomini, donne e bambini sono state le operazioni della Coalizione Internazionale a guida statunitense, dal 2014 impegnata nel bombardare le postazioni controllate dallo Stato Islamico.

Ad ammettere l’altissimo numero di morti civili è stato proprio il Pentagono, certificando così ancora una volta la svolta impressa dalla presidenza di Donald Trump. Prima dell’ultimo bimestre, infatti, dal 2014 erano state riconosciute “solo” 150 vittime “non belligeranti”. Secondo alcune organizzazioni indipendenti come AirWars, osservatorio sulle operazioni militari in Siria e Iraq guidato da un team di giornalisti, gli Usa avrebbero abbassato gli standard di sicurezza utilizzati per difendere i civili durante gli attacchi per la liberazione delle zone controllate dall’Isis. Dal canto loro, tuttavia, i vertici militari della Coalizione Internazionale hanno ribattuto che così non è e che semmai l’aumento dei morti è da imputare all’intensificarsi delle operazioni condotte su territori densamente abitati, e quindi a maggior rischio per i civili.

In realtà la stessa Airwars ha sempre documentato negli ultimi anni le vittime civili dei raid della Coalizione Internazionale e anche durante l’era Obama il numero è stato sempre piuttosto elevato. Per la Difesa Usa 484 in tre anni, per l’Ong almeno 3.817. “Con il terzo mese consecutivo di attacchi aerei sotto la presidenza Trump, stiamo ora vedendo l’emergere di tendenze chiare – ha dichiarato Chris Woods direttore di Airwars – intorno a Raqqa in particolare, dove la maggior parte degli attacchi aerei sono degli Stati Uniti,  si osservano le perdite maggiori di civili. Numeri che fino a sei mesi fa non ci saremmo mai immaginati. Questo è la prova più chiara che le protezioni per i civili sul campo di battaglia sembrano essere state ridimensionate, con l’inevitabile conseguenza di un aumento nel numero di morti e feriti”.

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