Allerta massima nei luoghi di culto a Roma fino alla fine del Ramadan

A Roma l’allerta sicurezza è al top. Ci sarà massima attenzione alle moschee e a tutti i luoghi di culto presenti nella Capitale. Dopo l’attentato di Londra dove un furgone è piombato sulla folla davanti a una moschea. Sotto la lente rimangono i consueti obiettivi sensibili: dai musei, ai centri commerciali a tutti gli eventi che richiamano le folle. Ma da oggi sono proprio i luoghi di culto a essere al centro dello sforzo delle forze dell’ordine nella Capitale. Si temono atti emulativi di quanto è avvenuto a Londra. O anche attentati di matrice opposta, magari come rappresaglia rispetto all’agguato di Londra, dove gli imam hanno rivolto inviti alla calma ai fedeli musulmani.

Secondo Julie Pascoet, specialista del settore al centro antirazzismo europeo Enar (European Network Against Racism), una rete di associazioni attive in tutto il Vecchio Continente, in tutta Europa c’è un “aumento degli attacchi contro le moschee”. Alla base di questo clima, a suo parere, “c’è un discorso per cui il musulmano è un potenziale terrorista e un pericolo”. Per quanto riguarda l’Italia, sostiene Pascoet, “il problema all’origine di un sentimento anti-islamico è il grande flusso migratorio con cui il Paese deve confrontarsi ma ad alimentare l’ostilità ci sono anche i discorsi delle destre e di partiti come la Lega Nord”.

La Grande Moschea di Roma (presso cui sono stati aumentati i controlli) è il principale luogo di culto musulmano nella Capitale, il maggiore d’Italia e il più grande d’Europa, e vede in questo periodo di preghiera l’affluenza di centinaia e centinaia di fedeli musulmani, alla sera, per la rottura del digiuno, e il consumo dei pasti in comune.
Era stato a Roma per compiere dei sopralluoghi, il ventinovenne iracheno arrestato oggi a Crotone accusato di associazione con finalità di terrorismo internazionale e istigazione a delinquere.

“Il tempo in queste occasioni non ce lo possiamo permettere”, ha dichiarato ai microfoni Rai di Tgr Calabria il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri. E ha continuato: “Perché era già pronto, dal nostro punto di vista. Lui era già stato a Roma, si era fatto un giro a Roma ed era contentissimo del fatto che era controllato. Lui inneggiava ogni volta che c’erano degli attentati in Europa e ha rifiutato di andare in Siria per la guerra santa. Ha detto, “è più importante che io rimanga in Italia per fare atto di proselitismo, per convincere alla guerra santa”.

Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha sottolineato in relazione a questa indagine portata avanti dalla Polizia di Stato che il sistema “di prevenzione e sicurezza sta funzionando. Si tratta di un successo investigativo molto importante, che fa seguito a un lungo lavoro di indagine condotto con grande professionalità».

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