Il feto è malato, tutti volevano farla abortire, ma lei resiste: oggi suo figlio studia ad Harvard

Ventinove anni fa i medici le hanno consigliato di abortire. Quel bambino che portava in grembo, le dicevano, non avrebbe potuto sopportare gli ostacoli della vita a causa della sua paralisi cerebrale infantile che ne avrebbe compromesso i movimenti. Oggi, quel bimbo che non doveva nascere, studia ad Harvard.

Accade in Cina, nella provincia di Hubei, questa storia di una madre, Zou Hongyan, che si mette in teste di sfidare le previsioni dei medici, la contrarietà del marito (che vorrebbe l’aborto e decide di lasciare la donna) e avere comunque quel bambino per cui tutti vedono solo un futuro di fallimenti e di dolore. Ding Zheng, quel bambino, oggi è brillantemente laureato presso l’Università di Pechino ed è stato ammesso alla Harvard Law School per la specializzazione. Alla faccia di tutto. E di tutti.

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Zou, da madre sola, ha dovuto ricalibrare tutta la vita sulle esigenze del figlio: nonostante i svariati lavori per riuscire a mantenersi ha dedicato tutto il proprio tempo libero per curare lo sviluppo del figlio. La paralisi cerebrale infantile, infatti, non condiziona le capacità mentali del malato ma ne pregiudica i movimenti e la coordinazione. Ding non ha imparato a stare in piedi fino ai 2 anni e solo a 6 anni è riuscito a compiere il suo primo salto: la madre, tutte le sere, ha applicato le tecniche di massaggio imparate in ospedale per allentare i muscoli del figlio e durante le veloci pause pranzo si è dedicata ai giochi utili per sviluppare e allenare il cervello. Tutta la vita.
“Non avrei mai avuto il coraggio di sperare di arrivare fino a Harvard – racconta Ding – ma mia mamma mi ha incoraggiato a crederci. Ogni volta che sono stato titubante lei era al mio fianco”: in una frase c’è tutta la storia di una vita. Ora c’è Harvard, la borsa di studio che ne copre tre quarti e quel quarto da riuscire a guadagnare perché Ding possa completare il ciclo accademico. Lei, Zou, ha già detto di non avere nessuna paura nell’inventarsi qualcosa per guadagnare anche questa volta ciò che serve per l’educazione del figlio. “Mio figlio è un dono di Dio – dice – e io ho sempre desiderato che non si vergognasse della sua condizione ma piuttosto che pensasse di avere grandi qualità”. Lui, Ding, d’altra parte si augura di poter presto aiutare la madre dopo una vita di fatiche: “Spero che possa arrivare anche per lei il momento del riposo e che possa godersi la vita”.

Perché le famiglie sono così: nonostante le buche e i percorsi tortuosi alla fine trovano sempre la loro strada.

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