Venezia, le frasi choc della prof: “che morissero tutti i musulmani” e poi “I profughi sono come la peste”

Bufera su una docente del liceo Marco Polo di Venezia dopo alcune frasi ingiuriose comparse sulla sua bacheca Fb. Presentata un’interrogazione al ministro Giannini, ora l’insegnante rischia un provvedimento disciplinare

VENEZIA – Bufera su una professoressa che da quest’anno scolastico insegna inglese al liceo Marco Polo di Venezia. I deputati Giulio Marcon e Celeste Costantino, di Sinistra Italiana, martedì hanno presentato un’interrogazione rivolta al ministro della Pubblica istruzione, Stefania Giannini, chiedendo che venga disposta un’ispezione nell’istituto scolastico lagunare per verificare se effettivamente la docente in questione, che fino a pochi mesi fa stando al documento insegnava al Foscarini, si sia effettivamente espressa sui social con frasi definite “pesanti” contro i migranti.

I parlamentari chiedono che venga fatta luce, stabilendo se ci siano gli estremi per qualche sanzione disciplinare. In verità un accertamento è già scattato da parte dell’Ufficio scolastico provinciale, come confermato dall’ufficio stesso, contattato telefonicamente, volto a stabilire se sia stata rispettata o meno la norma deontologica che impone a un insegnante di mantere un comportamento consono anche nella propria sfera privata. In quanto facente parte di un Ordine professionale.

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“È lecito che una docente di liceo sul proprio pubblico profilo Facebook dica che ‘bisogna eliminare anche i bambini dei musulmani tanto sono tutti futuri delinquenti’? – si domandano nel documento – che a proposito dei naufragi dei migranti affermi “speriamo che affoghino tutti? che non se ne salvi nessuno”, “mi dispiace che qualche profugo si salva”, “almeno morissero tutti”; che aggiunga “bruciateli vivi”, “ammazzateli tutti”?». Scorrendo il profilo Facebook della docente, di 59 anni, ci si imbatte in alcuni post in cui si professa l’ideologia fascista e in frasi critiche e “colorite” (alcune “molto colorite”) nei confronti dei rappresentanti delle istituzioni e del governo. Contributi non dissimili da molte altre persone di posizioni politiche simili. La questione, dunque, è: se si è docente e si insegna ad adolescenti è lecito professare liberamente certi contenuti sul proprio profilo personale? Lo stabilirà, forse, il ministero. Troppo presto ad ora stabilire quali sanzioni rischia la professoressa: nei casi più gravi si può arrivare fino al licenziamento.

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Secondo i parlamentari, la cui iniziativa è stata riportata dalle agenzie, “al di là del disgustoso linguaggio di stampo razzista, violento e apertamente fascista, che di per sé meriterebbe una sanzione adeguata e probabilmente un intervento della magistratura per l’aperto incitamento all’uccisione e allo sterminio e alla pulizia etnica, è importante mettere al riparo i più giovani dalle eventuali ricadute che una simile gretta e infame predicazione di odio e xenofobia può avere sui percorsi formativi, agevolata, nel caso, dall’autorevolezza che di per sé, dato il ruolo, un’insegnante detiene”.

I deputati concentrano l’attenzione anche sul fatto che “di profili come questi in giro nei social network ve ne sono a migliaia, ma qui ci si trova di fronte al profilo pubblico di una docente di una delle più importanti scuole del centro storico veneziano, in cui studiano un migliaio di ragazzi dai 14 ai 19, e tra questi, ovviamente, c’è pure un numero crescente di ragazzi stranieri e di musulmani”. Nella tarda serata di giovedì il profilo Facebook della docente non era più raggiungibile.

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